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Regione Piemonte, UNAR, Centro Studi e Ricerche Idos e IRES Piemonte presentano il DOSSIER STATISTICO IMMIGRAZIONE 2014 Dalle discriminazioni ai diritti - Rapporto UNAR a cura del Centro Studi e Ricerche IDOS

 Torino, 29 ottobre 2014 - dalle 10,30 alle 13,00

Sala Multimediale della Regione Piemonte - Corso Regina Margherita, 174

Il giorno successivo alla sanzione Uefa al presidente federale Carlo Tavecchio, anche in Piemonte si assiste ad una punizione esemplare per una frase di stampo razzista. Nel comunicato ufficiale del Comitato regionale piemontese e valdostano, il giudice sportivo dei dilettanti non è stato tenero con il centrocampista del Trofarello Dario Scozzafava, fermato per 10 turni per comportamento discriminatorio nei confronti di un giocatore avversario di colore, al quale «rivolgeva una espressione dal grave contenuto razzista».

Torino non garantisce a sufficienza il trasporto pubblico per i disabili. Il verdetto, non certo una carezza, arriva dal Tar del Piemonte, che qualche giorno fa ha chiuso il lungo contenzioso tra la città e alcune associazioni dei portatori di handicap, nato nel 2012, quando Palazzo Civico ha tagliato i buoni taxi, ovvero il servizio riservato a chi non può usare i mezzi pubblici: prevedendo di destinare taxi e minibus solo a chi non ha un posto auto riservato sotto casa e di aumentare le tariffe (la città, infatti paga solo una parte del servizio) in base al reddito. Fin qui, scrivono i giudici amministrativi, tutto bene, o comunque nulla da ridire: i Comuni - Torino compresa - assicurano i servizi compatibilmente con le risorse a disposizione. (…)

 

«Abbiamo visto levarsi le fiamme, era un’immagine orrenda. Dal corteo abbiamo visto scappare due persone dalla Cascina Continassa e non sapevamo se dentro c’erano altri o se ci fossero dei morti. Eravamo atterriti. Vedendo la scena ho chiamato le ambulanze, il sindaco, il prefetto».

È la testimonianza di Paola Bragantini, oggi deputata del Pd e presidente della Circoscrizione 5 di Torino il 10 dicembre 2011, quando venne appiccato un incendio al campo Rom della Cascina Continassa nel corso di una manifestazione per chiedere più sicurezza, in solidarietà con una ragazzina che aveva denunciato uno stupro che in realtà si scoprì poi non essere mai avvenuto. Per quei fatti, otto persone sono state rinviate a giudizio accusate, a vario titolo, di incendio doloso, di aver tentato di impedire i soccorsi, con l’aggravante dell’odio razziale (al grido di «bruciamoli tutti») e anche di resistenza e violenza privata in relazione all’aggressione a un fotografo e a un giornalista. «Quando abbiamo visto le fiamme, la testa del corteo ha iniziato a correre - ha raccontato ancora Bragantini - ma era chiaro che si trattava di una cosa organizzata, qualcuno era già là».

Fonte: La Stampa online, 16 settembre 2014

 

 Un Osservatorio nazionale per l’integrazione degli alunni stranieri e per l’intercultura. A istituirlo, tramite un apposito decreto, il ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Stefania Giannini con l’obiettivo di individuare soluzioni per un effettivo adeguamento delle politiche di integrazione scolastiche alle reali esigenze di una società sempre più multiculturale e in costante trasformazione. L’Osservatorio avrà compiti consultivi e propositivi. Dovrà, in particolare, promuovere e “suggerire” politiche scolastiche per l’integrazione degli alunni con cittadinanza non italiana e verificarne la loro attuazione (anche tramite monitoraggi), incoraggiare accordi interistituzionali e favorire la sperimentazione e l’innovazione metodologica didattica e disciplinare. Tra i compiti dell’Osservatorio anche quello di esprimere pareri e formulare proposte su iniziative normative e amministrative di competenza del Miur.

 Alcuni organi di stampa hanno diffuso la notizia che la Corte di Cassazione, con la sentenza 18523 del 2 settembre 2014, avrebbe escluso i cittadini non comunitari dall’accesso al pubblico impiego. Così riferita, la notizia è imprecisa e rischia di aumentare una situazione di confusione della quale sono gli stranieri a pagare le conseguenze. Da un anno, in forza delle modifiche disposte dalla legge 6 agosto 2013, n. 97 (legge europea 2013), in attuazione delle norme dell’Unione europea, ed entrate in vigore dal 4 settembre 2013, la maggioranza dei cittadini non comunitari presenti sul territorio nazionale è ammessa, per legge, a partecipare ai concorsi pubblici per tutte le posizioni di lavoro che non comportino l’esercizio di pubbliche funzioni: si tratta dei titolari di permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo, dei titolari di permessi per protezione internazionale (status di rifugiato o di protezione sussidiaria), nonché dei loro familiari e dei familiari di cittadini comunitari.

Niente fughe in avanti. Non basta un “semplice” permesso di soggiorno per accedere ai concorsi pubblici e non è una discriminazione mettere dei limiti all’assunzione di immigrati da parte dello Stato. Con una sentenza depositata ieri, la Cassazione ha respinto il ricorso presentata da una cittadina albanese contro il ministero dell’Economia, che nel 2011 aveva riservato cinque posti ai Monopoli di Stato a cittadini italiani e comunitari. Secondo la donna, che si era già vista respingere il ricorso in primo e secondo grado, quel bando era discriminatorio.

La sua tesi non è stata sposata dai giudici, secondo i quali, è la legge stessa a prevedere quelle limitazioni. La sentenza cita anche la legge europea 2013, quella che ha esteso l’accesso ai posti pubblici ai “cittadini di Paesi Terzi che siano titolari del permesso di soggiorno Ue per soggiornanti di lungo periodo”, la cosiddetta “carta di soggiorno”.