E' stata presentata ieri alla Biblioteca Nazionale in Piazza Carlo Alberto, 3 a Torino, la Relazione annuale “Comprendere per rispondere: dalle crisi la spinta verso un futuro sostenibile", a cura di IRES Piemonte, al cui interno è possibile trovare una sintesi del report "Le discriminazioni in Piemonte: cresce l'emersione del fenomeno", di Giovanna Spolti e Silvia Venturelli, che contiene l'analisi per l'anno 2022 dell'emersione del fenomeno delle discriminazioni,monitorate dalla Rete regionale contro le discriminazioni in Piemonte.
La Rete regionale, riconosciuta dalla Legge regionale 5/2016, ha compiti di prevenzione e contrasto delle discriminazioni e assistenza alle vittime, attraverso azioni di moral suasion e di conciliazione tra le parti finalizzata ad ottenere la rimozione spontanea della discriminazione. E' strutturata in 3 livelli con differenti soggetti e funzioni: 1 Centro regionale contro le discriminazioni (in capo alla Regione Piemonte ); 8 Nodi territoriali contro le discriminazioni (uno per ciascun territorio provinciale e metropolitano); oltre 160 Punti informativi (attivati da enti pubblici e privati sul territorio, andando a costituire il massimo livello di prossimità). Nel Piano triennale contro le discriminazioni 2022-24la Regione ha confermato la centralità della Rete come presidio antidiscriminatorio nella strategia di prevenzione e contrasto.
Nel 2022 la Rete regionale ha rilevato 301 segnalazioni, confermando la tendenza in crescita degli ultimi anni. I principali ambiti in cui si sono verificate le discriminazioni rilevate dalla Rete si confermano essere anche nel 2022 il lavoro (24%) e la casa (18%). Seguono gli ambiti relativi a vita pubblica (13%), scuola e istruzione (11%), servizi pubblici (10%) e tempo libero (7%). Rispetto ai diversi fattori di cui si occupa la Rete, i casi rilevati riguardano prevalentemente le discriminazioni fondate su origine etnica, colore della pelle e nazionalità (38%), disabilità (25%), orientamento sessuale e identità di genere (17%) e sesso (16%). Nel report sono riportati alcuni casi-tipo rilevati, come ad esempio: insulti razzisti subiti da persone straniere da parte di colleghi sul luogo di lavoro; mancata adozione del Piano di Eliminazione delle Barriere Architettoniche (PEBA) da parte di molti Comuni; richiesta di pagamento, da parte di alcuni Comuni, di quote aggiuntive maggiorate alle famiglie di bambini e bambine con disabilità per l’accesso ai centri estivi; difficoltà in ambito famigliare segnalate da alcuni giovani gay e lesbiche a seguito del proprio coming out; persone transessuali che hanno ricevuto un demansionamento sul luogo di lavoro a seguito del processo di transizione.
Per leggere la versione integrale del paper “Le discriminazioni in Piemonte: cresce l'emersione del fenomeno” clicca qui.
Con Decreto della Consigliera delegata n. 189/2023, la Città metropolitana di Torino, nell'ambito delle attività di contrasto alle discriminazioni svolte attraverso il Nodo metropolitano contro le discriminazioni, ha approvato un avviso pubblico per la concessione di contributi rivolto a soggetti del terzo settore.
Nello specifico i contributi saranno stanziati per:
la realizzazione di progetti ed iniziative di informazione, sensibilizzazione ed empowerment orientate al riconoscimento e contrasto delle discriminazioni, da realizzarsi sul territorio metropolitano di Torino.
incoraggiare la progettazione condivisa tra i vari soggetti che operano con persone a rischio di discriminazione;
diffondere su tutto il territorio metropolitano informazioni relative ai servizi offerti dal Nodo e dai Punti Informativi per favorire l'emersione del fenomeno.
Le istanze devono essere inviate entro e non oltre le ore 12.00 del 14/07/2023
Ufficio Pari Opportunità e Contrasto alle discriminazioni Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. Tel. 011/861.6387-011/861.7830
A partire dal 2011 la Regione Piemonte, d’intesa con l’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali e con gli Enti locali piemontesi, e in collaborazione con IRES Piemonte, ha promosso la costituzione di una Rete regionale con compiti di prevenzione e contrasto delle discriminazioni e assistenza alle vittime.
Riconosciuta sul piano legislativo dalla Legge Regionale 5/2016 “Norme di attuazione del divieto di ogni forma di discriminazione e della parità di trattamento nelle materie di competenza regionale”, la Rete è articolata in 3 livelli con differenti soggetti e funzioni:
“La manifestazione del proprio pensiero sui social network, anche se inizialmente indirizzata ad una cerchia limitata di persone (gli “amici” di facebook) deve comunque avvenire nel rispetto del criterio formale della continenza e, ove sia accertato che abbia contenuti lesivi dell’altrui dignità, può integrare gli estremi della molestia discriminatoria se rivolta verso un determinato gruppo etnico, in quanto è potenzialmente capace di raggiungere un numero indeterminato, o comunque quantitativamente apprezzabile di persone” (Corte di Cassazione, ordinanza n. 14836 del 26 maggio 2023)
Così stabilisce la Corte di Cassazione intervenendo in una vicenda nata anni fa quando una giovane cittadina di Ivrea, destinata di lì a poco a candidarsi alle elezioni amministrative e a divenire poi assessore comunale, aveva messo in rete due post, nei quali insultava gli “zingari, non rom, ma zingari di merda, zecche e parassiti, capaci di spolpare tutto…” augurando loro “che una tagliola possa mozzarvi le mani..” e nel quale festeggiava la giornata dei rom chiamandoli “zecche che stanziano in campi abusivi…”.
ASGI, in quanto associazione legittimata dalla legge a promuovere giudizi contro le discriminazioni e le molestie razziali, aveva agito in giudizio, ma sia il Tribunale che la Corte d’Appello di Torino avevano rigettato il ricorso.
La Cassazione ha ora cassato la sentenza della Corte d'Appello, affermando che la molestia discriminatoria vietata dalla legge sussiste non solo quando la denigrazione è rivolta esclusivamente alla etnia, ma anche quando l’etnia viene associata a comportamenti delittuosi; e che inoltre qualsiasi manifestazione del pensiero, anche a mezzo dei social, deve essere rispettosa del criterio della “continenza” e non può mai ledere l’altrui dignità.
La Regione Piemonte ha pubblicato il nuovo bando finalizzato a sostenere progetti di rilevanza locale promossi da:
1. organizzazioni di volontariato e associazioni di promozione sociale
2. fondazioni del Terzo Settore
La Regione Piemonte delimita il campo d’azione agli obiettivi generali denominati:
porre fine ad ogni forma di povertà
promuovere un’agricoltura sostenibile
fornire un'educazione di qualità, equa e inclusiva, e opportunità di apprendimento permanente per tutti
salute e benessere: assicurare la salute e il benessere per tutti e per tutte le età
Le iniziative e i progetti dovranno prevedere lo svolgimento di una o più delle attività di interesse generale ricomprese tra quelle di cui all’articolo 5 del Codice del Terzo Settorecon particolare riguardo a:
tutela dei minori in età scolare, accompagnamento delle loro famiglie finalizzato al superamento delle difficoltà che possono ostacolarne un sano e inclusivo sviluppo, con particolare attenzione ai minori disabili
interventi di accompagnamento e di inclusione a favore dei giovani Neet (fascia 15/29 anni)
soggetti dimoranti nei complessi di edilizia popolare, soggetti residenti in sistemazioni insicure o inadeguate, sfrattati e senza dimora, con particolare attenzione alle persone con disabilità
soggetti in percorsi di detenzione o in uscita dagli stessi, con particolare attenzione alle persone con disabilità.
La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 77/2023, ha dichiarato illegittimo l’art. 5, comma 1, lettera b), della legge della Regione Liguria 29 giugno 2004, n. 10, recante la previsione del requisito di 5 anni di residenza in Regione per accedere agli alloggi ERP. La questione di legittimità era stata sollevata dal Tribunale di Genova con ordinanza del 3 giugno 2022.
La vicenda ha origine da un cittadino straniero, titolare di un permesso di soggiorno per asilo politico che aveva presentato domanda per l’assegnazione di un alloggio di edilizia residenziale pubblica, a seguito del bando approvato dal Comune di Genova per il 2020, in attuazione dell’art. 4 della legge reg. Liguria n. 10 del 2004. Come la legge, anche il bando prevedeva, fra i requisiti per partecipare all’assegnazione, la residenza o attività lavorativa da almeno cinque anni nel bacino di utenza in cui rientra il Comune di Genova.
“La Corte Costituzionale, già con la sentenza n. 44/2020 aveva impresso una vera e propria svolta, con l’affermazione di due principi: il primo è che alla pregressa residenza, di per sé considerata, non può attribuirsi alcun valore prognostico circa la futura permanenza del beneficiario sul territorio regionale e dunque è irragionevole affidarsi a tale requisito per evitare un avvicendamento troppo rapido nell’assegnazione degli alloggi, essendo evidente che la “stabilità futura” del richiedente dipende semmai proprio dal fatto di ottenere una casa e non certo dalla pregressa permanenza; il secondo è che, in ogni caso, un requisito di “radicamento territoriale”, quand’anche fosse legittimo, non potrebbe mai prevalere sulla considerazione del bisogno, che è l’unico criterio che deve presiedere alle politiche sociali; con la conseguenza che qualsiasi “barriera all’accesso” basata su un requisito estraneo al bisogno, deve ritenersi illegittima.”
Scrive la Corte nella sentenza 44: “Il requisito della residenza protratta si risolve in una soglia rigida che porta a negare l’accesso all’ERP a prescindere da qualsiasi valutazione attinente alla situazione di bisogno o di disagio del richiedente (quali ad esempio condizioni economiche, presenza di disabili o di anziani nel nucleo familiare, numero dei figli)», ciò che «è incompatibile con il concetto stesso di servizio sociale».
La Corte, oltre a richiamare la sentenza 44/2020 ha anche citato diverse altre pronunce: tra queste rileva la sentenza n. 199 del 2022 (in materia di incentivi occupazionali) con cui la Consulta ha ribadito che, «se la residenza costituisce un requisito ragionevole al fine d’identificare l’ente pubblico competente a erogare una certa prestazione, non è invece possibile che l’accesso alle prestazioni pubbliche sia escluso per il solo fatto di aver esercitato il proprio diritto di circolazione o di aver dovuto mutare regione di residenza».
Appare chiaro a questo punto come non sia più in alcun modo possibile premiare la mera durata della residenza nella Regione a discapito della considerazione del bisogno.
Sabato 15 aprile 2023 si terrà il Disability Pride Torino, una manifestazione che ha come obiettivo quello di celebrare l'orgogliodi essere come si è, rivendicare diritti acquisiti o ancora da conquistare e sottolineare il diritto all'autodeterminazione e all'indipendenza. L'evento consiste in un corteo che parte dai portici di piazza Carlo Felice alle ore 14:30 (raduno dalle ore 14:00) e percorre tutta via Roma fino in piazza Castello, dove è stato allestito un palco per lasciare spazio agli interventi delle associazioni organizzatrici, sponsor e istituzioni.
Il Disability Pride è una manifestazione che nasce negli Stati Uniti negli anni '90 e vede le sue prime edizioni in Italia a partire dal 2015 (Ragusa, Milano, Roma, Bologna): arriva quest'anno anche a Torino, grazie a un coordinamento organizzativo di 15 associazioni e startup che si occupano di disabilità sul territorio torinese e piemontese, coordinate dalla cellula torinese dell'Associazione Luca Coscioni.
L'iniziativa è patrocinata dal Comune di Torino, Città metropolitana di Torino, Regione Piemonte, Politecnico, Università di Torino.
I requisiti per il riconoscimento dell'autorizzazione ad agire, da parte di associazioni ed enti, in nome e per conto dei soggetti che sono stati oggetto di discriminazione, sono definiti dal DPCM 2 dicembre 2020.
Sul territorio piemontese le associazioni ed enti legittimate ad agire in giudizio in difesa delle persone con disabilità vittime di discriminazioni sono le seguenti:
A. N. F. F. A. S. Biellese Onlus(aderisce alla Rete territoriale biellese come Punto informativo contro le discriminazioni)
A. N. F. F. A. S. Onlus Torino
A. N. F. F. A. S. Onlus Tortona
A. N. F. F. A. S. Onlus Valsesia(aderisce alla Rete territoriale vercellese come Punto informativo contro le discriminazioni)
C.P.D. - Consulta per le persone in difficoltà OdV ETS Torino(aderisce alla Rete territoriale torinese come Punto informativo contro le discriminazioni)
UTIM - Unione per la tutela delle persone con disabilità intellettiva OdV Torino
COORDINAMENTO Para-Tetraplegici del Piemonte Onlus Torino
Con ordinanza resa pubblica il 20 marzo, il Tribunale di Verona ha condannato Fondazione Arena di Verona, Arena di Verona s.r.l. Vivo Concerti s.r.l. per condotta discriminatoria nei confronti delle persone con disabilità a causa della mancata fruibilità dei concerti di extra-lirica che si celebrano all’interno di Arena.
Su ricorso promosso da Sofia Righetti, assistita dall’avvocato Alessandro Gerardi dell’Associazione Luca Coscioni, il Tribunale di Verona, con una ordinanza che non ha precedenti, ha stabilito per la prima volta che le persone con disabilità che accedono all’interno di Arena di Verona per assistere agli eventi dal vivo vengono discriminate rispetto a tutti gli altri spettatoriperché i posti loro assegnati non gli consentono di fatto di assistere allo spettacolo. Durante i concerti, infatti, le persone sedute in platea si alzano in piedi, ballano e si spostano e quindi impediscono alle persone sedute in carrozzina dietro di loro di vedere il palco.
Le società che sovrintendono agli eventi di extra-lirica (Fondazione Arena di Verona e Arena di Verona s.r.l.) sono dunque state condannate a cessare la condotta discriminatoria mediante la realizzazione, entro il prossimo 31 dicembre, di una pedana rialzata da posizionare all’interno di Arena in grado di consentire anche alle persone con disabilità di assistere al concerto. Inoltre Fondazione Arena di Verona, Arena di Verone s.r.l. e Vivo Concerti s.r.l. sono state condannate in solido a risarcire il danno subìto da Sofia Righetti (Euro 3.500), nonché a pubblicare a loro spese, sul quotidiano Il Corriere della Sera, un estratto dell’ordinanza di condanna.
“Ora l’Associazione Luca Coscioni vigilerà affinché gli ordini e le prescrizioni impartite dal Tribunale di Verona vengano rigorosamente rispettati dalle società che sovrintendono e organizzano i concerti all’interno di Arena – dichiarano gli avvocati Alessandro Gerardi e Rocco Berardo dell’Associazione Luca Coscioni – Nel contempo siamo consapevoli che il problema della fruibilità dei concerti per le persone con disabilità non è circoscritto solo all’Arena di Verona ma è esteso su tutto il territorio nazionale e riguarda palazzetti, stadi e tanti altri posti all’interno dei quali le postazioni dedicate alle persone con disabilità sono ubicate in fondo alla platea, lontane o comunque ai margini dal palco, in luoghi che rendono complicata e non ottimale la visione del concerto. Per questi motivi la decisione adottata dal Giudice Massimo Vaccari rappresenta un precedente importante per le future iniziative legali che la nostra Associazione promuoverà sul tema”.
NB: per un approfondimento sul caso, e più in generale sulla tutela antidiscriminatoria delle persone con disabilità, si segnalano gli interessanti interventi del professor Giuseppe Arconzo (professore associato di Diritto Costituzionale all'Università degli Studi di Milano) e dell'avvocato Alessandro Gerardi (consigliere generale dell'Associazione Luca Coscioni) nell'ambito della rubrica radiofonica “Chiedilo a Iura” su Slash Radio del 5 aprile 2023: Ascolta il podcast
In occasione della Giornata internazionale per l'eliminazione delle discriminazioni razziali, celebrata ogni anno il 21 marzo, la Provincia di Biella ha presentato la Rete provinciale contro le discriminazioni, composta dal Nodo e dai Punti informativi, parte integrante della più ampia Rete promossa dalla Regione Piemonte, in collaborazione con IRES Piemonte.
Presenti, insieme al presidente della Provincia Emanuele Ramella Pralungo, il viceprefetto Michele Basilicata, la segretaria generale Anna Garavoglia, la referente del Nodo provinciale Mara Nicolo, la referente di IRES Piemonte Silvia Venturelli e i rappresentanti dei 14 enti e organizzazioni che hanno scelto di aderire alla Rete attivandosi in qualità di Punti informativi: Consorzio IRIS, Comune di Biella, APL - Centro per l’impiego di Biella, le associazioni ANFFAS, il Groviglio, Migr’action e Thomas Sankara, le cooperative sociali Anteo e Maria Cecilia, il consorzio Filo da tessere, Enaip Piemonte, CGIL Biella, CISL Piemonte orientale, UIL Biella e Vercelli.
La data del 21 marzo ricorda la strage di Sharpeville, in Sudafrica, dove nel 1960 la polizia aprì il fuoco su una manifestazione pacifica contro il regime di apartheid, causando oltre 60 morti e 180 feriti. Proclamando questa giornata internazionale nel 1966, l'Assemblea Generale dell'ONU ha sottolineato la necessità di un maggiore impegno per l'eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale.
Molti passi sono stati compiuti da allora, tuttavia permangono anche in Italia e sul nostro territorio, situazioni di esclusione e svantaggio, spesso fondate su pregiudizi e stereotipi difficili da sradicare, che le persone subiscono per la propria origine etnica, nazionalità e colore della pelle, ad esempio in ambito lavorativo, nell’accesso alla casa e ai servizi, nella scuola e in ambito sportivo.
Non sempre le discriminazioni sono frutto di un’intenzione, spesso sono attuate inconsapevolmente, generate da diffidenza e scarsa conoscenza reciproca e si possono manifestare con comportamenti apparentemente neutri.
Per informare e sensibilizzare la cittadinanza, il Nodo insieme ai Punti informativi ha realizzato 3 video, presentati oggi, riferiti in particolare alle discriminazioni fondate su:
Chi subisce o assiste a una discriminazione sul territorio provinciale di Biella può rivolgersi al Nodo gestito dalla Provincia di Biella, che riceve su appuntamento ed è contattabile telefonicamente allo 0158480780 o via email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
La Carta europea della disabilità, denominata Disability Card, è una tessera che permette l’identificazione delle persone con disabilità e l’accesso a servizi gratuiti o a costo ridotto in materia di trasporti, cultura e tempo libero sul territorio nazionale e in altri Paesi dell’Unione europea. Si colloca tra le misure adottate su base volontaria dagli Stati membri dell’Unione europea per il raggiungimento di obiettivi strategici 2010-2020 in materia di disabilità.
Viene rilasciata a tutte le persone in condizione di disabilità media, grave e di non autosufficienza. L'elenco dei soggetti legittimati a presentare la domanda è consultabile sul sito dell'INPS, ente che ha il compito di verificare il possesso dei requisiti sulla base dei dati disponibili nei propri archivi.
I titolari possono ottenere le agevolazioni previste esibendo la Carta europea della disabilità, senza ulteriori formalità o richieste da parte di amministrazioni dello Stato o dei soggetti pubblici e privati, che hanno sottoscritto apposite convenzioni. L’esibizione della Carta esonera dal possesso di altre certificazioni che attestino lo stato di disabilità; può essere utilizzata esclusivamente dalla persona titolare e non è cedibile a terzi.
La Carta europea della disabilità è valida fino alla permanenza della condizione di disabilità prevista e comunque per non più di dieci anni dal momento del rilascio.
Come richiederla?La Carta europea della disabilità è rilasciata dall’INPS su domanda dell’interessato. La domanda può essere presentata tramite il servizio online sul portale dell’Istituto o tramite una delle seguenti associazioni di categoria: ANMIC; UICI; ENS; ANFFAS.