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Si terrà a Roma il 6 novembre prossimo, alle ore 13.30, presso l’Aula Magna della Facoltà di Architettura dell’Università Roma Tre, la conferenza stampa di presentazione dell’Evento europeo del Semestre sulla non discriminazione e l’uguaglianza dal titolo “Shaping the future of Equality policies in the EU”. I lavori si protrarranno nelle giornate del 6 e 7 novembre (Qui il programma completo della Conferenza).

L'evento sarà l’occasione per la prima uscita ufficiale della nuova Commissaria europea per la Giustizia, i Diritti dei consumatori e l’uguaglianza di genere della Commissione europea, Věra Jourová, che presenterà l'iniziativa insieme a Ulrike Lunacek, vice presidente del Parlamento Europeo, all’on. Ivan Scalfarotto, Sottosegretario della Presidenza del Consiglio dei Ministri e all'on. Giovanna Martelli, Consigliera del Presidente del Consiglio Renzi per le politiche di pari opportunità.

L’evento è organizzato congiuntamente dalla Presidenza italiana del Consiglio dell’Unione europea e dalla Commissione Europea in collaborazione con l’UNAR, Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali del Dipartimento per le pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

L’incontro vedrà la partecipazione di Ministri e Segretari di Stato rappresentanti degli Stati membri dell’UE e delle principali piattaforme europee invitate a confrontarsi sui temi dell’inclusione sociale e del contrasto alle discriminazioni nel nuovo contesto europeo, caratterizzato da forti flussi migratori, richieste di riconoscimento dei diritti civili e di cittadinanza che provengono da fasce sociali molto deboli e a rischio di esclusione.

L’obiettivo è quello di giungere alla stesura di una Dichiarazione di Roma finalizzata a far sì che il tema dei diritti umani e del contrasto a ogni tipo di discriminazione, sia essa fondata su razza o etnia, religione, età, disabilità, orientamento sessuale o identità di genere, possa essere affrontato al massimo livello politico.

Fonte: UNAR

Nonostante la crisi economica i residenti stranieri in Piemonte aumentano. I dati pubblicati sul Dossier Statistico Immigrazione 2014 - Rapporto UNAR , presentato questa mattina presso la sede dell'assessorato regionale all'Immigrazione a Torino, tracciano la fotografia della condizione e del livello di integrazione degli immigrati sul nostro territorio. Alla fine del 2013 il numero di residenti stranieri in Piemonte è aumentato circa del 10% rispetto all'anno precedente passando dai 384.996 del 2012, ai 464.000 dell'anno scorso. Nella nostra regione la popolazione straniera è il 9.3% del totale, un dato al di sopra della media nazionale che è del 8.1%: Asti, Alessandria, Cuneo e Novara le province con la maggiore incidenza; Biella e VCO quelle con la minore incidenza. Rispetto al 2012 però la popolazione straniera residente in Piemonte ha visto un peggioramento della propria condizione: il tasso di disoccupazione è del 22.8% e tra i giovani sino ai 24 anni sale addirittura al 52.7%. Le assunzioni di lavoratori di origine straniera sono state 82.067, ma nello stesso periodo le cessazioni a loro carico sono state 91.913. Se però il versante del lavoro dipendente non è positivo, non si può dire lo stesso del versante del lavoro autonomo: le "nuove imprese" avviate da immigrati sono aumentate del 4.5% e alla fine del 2013 erano 38.704. I dati sono interessanti anche sotto il profilo demografico e sociale. In Piemonte 1 nato su 5 nel 2013 è straniero. Alla fine dell'anno scorso il 19.7% dei nuovi nati stranieri in Piemonte non erano italiani per un totale di 7.030 bambini. Un dato che indica come stiano aumentando le seconde generazioni e che viene confermato anche dal numero delle iscrizioni presso gli istituti scolastici: in totale gli allievi stranieri iscritti erano 75.276, pari al 12.7% di tutta la popolazione scolastica e di questi oltre la metà, il 55.5%, è nato in Italia. Se si guardano gli iscritti alla scuola dell'infanzia si può registrare che tra l'80% e il 90% dei bambini stranieri è nato nel nostro Paese. "I dati del rapporto ci indicano come la nostra società stia diventando anno dopo anno sempre più multietnica" - ha dichiarato l'assessora regionale con delega all'immigrazione Monica Cerutti - " Sono convinta che partendo da questo rapporto e dalle tante realtà che operano sul nostro territorio possiamo costruire un percorso di cambiamento anche sotto il profilo legislativo. Dobbiamo avviare la costruzione di politiche comuni a partire da quella che può essere una nuova legislazione regionale che vada a cambiare norme regionali vecchie. Dobbiamo mettere in campo politiche che siano di aiuto alle amministrazioni locali perché non si sentano sole nella gestione delle problematiche collegate all'immigrazione. È nostro interesse potenziare il Centro regionale sulle discriminazioni e credo che valga la pena che ne derivi un'assunzione politica dell'importanza di questo lavoro. La nostra sfida è quella di provare a costruire una nuova legge regionale contro tutte le discriminazioni. Dobbiamo dare risposte complessive a domande specifiche. Quindi lavorare politicamente per affrontare tutte le problematiche discriminatorie per il raggiungimento di un provvedimento legislativo". Fonte: Adnkronos Questo è il video dell'intervento dell'Assessora Monica Cerutti:

L’on. Franca Biondelli, Sottosegretario al Ministero del lavoro e delle politiche sociali con delega all’integrazione, assieme all’on. Giovanna Martelli, Consigliera del Presidente del Consiglio per le pari opportunità, hanno incontrano ieri pomeriggio alle 16, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, tutte le associazioni che fanno parte del Gruppo Nazionale di Lavoro per la definizione del Piano Nazionale d’azione contro il razzismo per riprendere il percorso avviato con l’UNAR, Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali del Dipartimento per le Pari opportunità, dall’ex Ministro Cecile Kyenge.

“Ho ritenuto importante riprendere il percorso di approvazione del Piano assieme all’UNAR, con l’obiettivo di giungere a una sua approvazione al più presto, per dare un segnale di risposta ferma e decisa, delle istituzioni e della società civile, alla recrudescenza del fenomeno razzista alla quale stiamo assistendo non solo nel nostro Paese ma anche in Europa” – ha affermato Franca Biondelli . Chiediamo, pur nelle note difficoltà attuali dovute alla scarsità di risorse finanziarie, la collaborazione non solo delle associazioni di settore, ma anche delle istituzioni a vario titolo coinvolte, al fine di pervenire a una strategia che possa essere di supporto alle politiche nazionali e locali in materia di prevenzione e contrasto del razzismo, della xenofobia e dell’intolleranza”.

Dopo il lungo lavoro istruttorio svolto si è arrivati a definire otto assi di intervento declinati in obiettivo strategici e misure di azioni positive, che vanno dalla scuola al lavoro, dalla salute ai media, dallo sport all’alloggio. Per la definizione delle priorità si è tenuto conto non solo dei dati statistici sui casi di discriminazione rilevati dal contact center dell’Unar, ma anche dei principali settori individuati dall’Unione europea per il contrasto alle discriminazioni e delle raccomandazioni degli organismi internazionali che operano in materia di diritti umani.

Fonte: UNAR

Regione Piemonte, UNAR, Centro Studi e Ricerche Idos e IRES Piemonte presentano il

DOSSIER STATISTICO IMMIGRAZIONE 2014

Dalle discriminazioni ai diritti - Rapporto UNAR

a cura del Centro Studi e Ricerche IDOS

 

Torino, 29 ottobre 2014 - dalle 10,30 alle 13,00

Sala Multimediale della Regione Piemonte

Corso Regina Margherita, 174

 

Hanno confermato la loro partecipazione:

Monica Cerutti, Assessore della Regione Piemonte alle Politiche giovanili, Diritto allo studio universitario, Cooperazione decentrata internazionale, Pari opportunità, Diritti civili, Immigrazione

Mariagiuseppina Puglisi, Assessore della Provincia di Torino alle Politiche attive di cittadinanza, diritti sociali e parità

 

La pubblicazione sarà distribuita ai partecipanti

 

Per informazioni:

Centro d’Iniziativa per l’Europa del Piemonte

tel.: 011 5029800

Ingresso in sala libero e fino ad esaurimento dei posti disponibili

Il giorno successivo alla sanzione Uefa al presidente federale Carlo Tavecchio, anche in Piemonte si assiste ad una punizione esemplare per una frase di stampo razzista. Nel comunicato ufficiale del Comitato regionale piemontese e valdostano, il giudice sportivo dei dilettanti non è stato tenero con il centrocampista del Trofarello Dario Scozzafava, fermato per 10 turni per comportamento discriminatorio nei confronti di un giocatore avversario di colore, al quale «rivolgeva una espressione dal grave contenuto razzista».

Dopo i fatti che hanno visto protagonista l’ex centrocampista del Milan Boateng a Busto Arsizio, le polemiche su «Opti Poba» di Tavecchio e la recente stangata di 5 giornate al giovane Allievo del Milan Cosimo La Ferrara, ecco un altro episodio, questa volta molto più vicino a noi. La gara in questione è quella del girone F di Prima Categoria giocata domenica scorsa tra il Trofarello ed il Montiglio Monferrato terminata 1-1. Il presidente del Trofarello Piercarlo Barberis ricostruisce l’episodio: «Eravamo al 20° del secondo tempo di un match molto tirato e ho visto Scozzafava subire un fallo a centrocampo. Lui gioca mediano e durante il match è stato bersagliato da molti interventi fallosi. Io non ho sentito nulla ma l’arbitro si è avvicinato sventolandogli il rosso: nessun dubbio dunque sulla frase razzista che Scozzafava ha pronunciato anche perché lo stesso giocatore e il direttore di gara lo hanno confermato alla fine. Mi dispiace tantissimo per Dario che in 15 anni di carriera aveva subito solo quattro espulsioni pur giocando in un ruolo delicato del campo: Scozzafava è un ragazzo educatissimo e si è subito pentito di ciò che ha detto in preda ad un momento di nervosismo. La società accetta il verdetto e prenderà provvedimenti: per qualche mese il giocatore non riceverà il rimborso spese, anche perché nel nostro sodalizio ci sono diversi ragazzi di colore ed il Trofarello tiene tantissimo all’aspetto educativo e formativo del calcio».

Condanna netta di Barberis, dunque ma anche due riflessioni: «Il giocatore e l’arbitro alla fine hanno entrambi detto che la frase incriminata era negro di m… mentre nel referto il direttore di gara ha aggiunto un’altra ingiuria che invece non è stata pronunciata. In più mi chiedo: perché all’Allievo del Milan sono state comminate cinque giornate per un insulto identico e al nostro giocatore 10? Ci sono forse due pesi e due misure? Ciò detto, ribadiamo la nostra ferma condanna dell’accaduto».

Fonte: La Stampa

Torino non garantisce a sufficienza il trasporto pubblico per i disabili. Il verdetto, non certo una carezza, arriva dal Tar del Piemonte, che qualche giorno fa ha chiuso il lungo contenzioso tra la città e alcune associazioni dei portatori di handicap, nato nel 2012, quando Palazzo Civico ha tagliato i buoni taxi, ovvero il servizio riservato a chi non può usare i mezzi pubblici: prevedendo di destinare taxi e minibus solo a chi non ha un posto auto riservato sotto casa e di aumentare le tariffe (la città, infatti paga solo una parte del servizio) in base al reddito. Fin qui, scrivono i giudici amministrativi, tutto bene, o comunque nulla da ridire: i Comuni - Torino compresa - assicurano i servizi compatibilmente con le risorse a disposizione. (…)

Altra cosa, e qui arriva la tirata d’orecchie, riguarda il trasporto pubblico, ovvero bus e tram. In questo caso, secondo il Tar, c’è più di qualcosa che non va: in particolare la città non ha mai affidato a Gtt il compito di varare un piano di investimenti per eliminare le barriere architettoniche e consentire «alle persone disabili di muoversi liberamente sul territorio, usufruendo alle stesse condizioni degli altri cittadini dei servizi di trasporto collettivo appositamente adattati o di servizi alternativi».

Solo il 58% degli autobus di linea infatti è munito del pavimento ribassato senza gradini - adatto alle carrozzine - e soltanto il 37% ha in dotazione un sistema audio-visivo che annuncia le fermate , indispensabile per non vedenti e non udenti. I mezzi di trasporto attrezzati per ospitare le carrozzelle a bordo sono il 66% dei bus e il 49% dei tram. Secondo le associazioni che hanno trascinato a giudizio il Comune (Associazione coordinamento paratetraplegici, Associazione handicap e sviluppo onlus, Cepim, Uildm, Consulta per le persone in difficoltà) è un livello del tutto insufficiente.

Secondo il Tar anche il Comune non si è preoccupato di garantire una adeguata accessibilità su autobus e tram per i disabili e soprattutto non ha pianificato le azioni necessarie. Si è limitato a prendere impegni generici ma senza «la pur minima indicazione dei tempi di attuazione e delle modalità di finanziamento degli interventi di miglioramento dell’accessibilità». (…)

La sentenza del Tar per la giunta Fassino è qualcosa di simile a un ultimatum: concede alla città sei mesi per decidere «idonee misure di programmazione e pianificazione degli interventi diretti a eliminare le barriere architettoniche e a migliorare l’accesso degli utenti disabili al servizio di trasporto pubblico».

Fonte: La Stampa

«Abbiamo visto levarsi le fiamme, era un’immagine orrenda. Dal corteo abbiamo visto scappare due persone dalla Cascina Continassa e non sapevamo se dentro c’erano altri o se ci fossero dei morti. Eravamo atterriti. Vedendo la scena ho chiamato le ambulanze, il sindaco, il prefetto».

È la testimonianza di Paola Bragantini, oggi deputata del Pd e presidente della Circoscrizione 5 di Torino il 10 dicembre 2011, quando venne appiccato un incendio al campo Rom della Cascina Continassa nel corso di una manifestazione per chiedere più sicurezza, in solidarietà con una ragazzina che aveva denunciato uno stupro che in realtà si scoprì poi non essere mai avvenuto. Per quei fatti, otto persone sono state rinviate a giudizio accusate, a vario titolo, di incendio doloso, di aver tentato di impedire i soccorsi, con l’aggravante dell’odio razziale (al grido di «bruciamoli tutti») e anche di resistenza e violenza privata in relazione all’aggressione a un fotografo e a un giornalista. «Quando abbiamo visto le fiamme, la testa del corteo ha iniziato a correre - ha raccontato ancora Bragantini - ma era chiaro che si trattava di una cosa organizzata, qualcuno era già là».

Fonte: La Stampa online, 16 settembre 2014